Mincigos vecchia e Le Morosine

Mincigos vecchia e Le Morosine

di Aggiornato: 1 Maggio 2017 5 commenti

Indicazioni per il parcheggio.

Dalla statale SS13 Pontebbana si prosegue in direzione Tarvisio provenendo da Udine. Dopo aver passato Chiusaforte incontreremo l’abitato di Dogna. Qui dalla statale dovremo entrare scendendo nel paese (vedi percorso Google Maps) sulla sinistra. Imboccata la strada per circa 100 metri svoltiamo nella prima a destra inVia Roma, quindi ancora alla prima a destra giriamo verso Via Montasio. Dopo pochi metri giriamo a sinistra, davanti a noi la vista non proprio esaltante dei piloni del cavalcavia, proseguiamo passando sotto di esso sul ponte che attraversa il Fella. A questo punto prestiamo attenzione alla prima strada a sinistra subito dopo il ponte, la imbocchiamo e la percorriamo tutta. Attraverseremo quelle che sono oggi casette di villeggiatura, ma nel 76 erano le abitazioni provvisorie del terremoto. Qualche km più avanti, dove termina la strada parcheggiamo al primo spiazzo utile.

Escursione.

Dal parcheggio (467 mlsm), poco più avanti o comunque sul limitare destro della strada, si dovrebbe scorgere il cartello CAI 602A (link). Infilati nel sotto bosco per una ventina di metri si incrocia il ponte della Ferrovia abbandonata, oltrepassandolo si troverà il sentiero sempre ampio e ben visibile poiché serve come rotabile per le abitazioni sopra. Inoltre questa carrareccia è la prima parte del sentiero naturalistico Prerit – Mincigos – Morosine, infatti avremo modo di vedere spesso dei cartelli illustrativi sulla vegetazione e sulla fauna dognese.

Tornando alla nostra carrareccia si tratta di una serie di tornanti che ci porteranno a realizzare qui almeno 300 metri abbondanti di dislivello sui 400 previsti. Nel mezzo di questo percorso ci imbatteremo in una specie di cancello ad uso dei proprietari delle case, aggirabile facilmente a piedi. Ad un certo punto si esce in una parte erbosa e si noterà la vecchia teleferica militare, che ancora oggi presenta le funi di collegamento con la valle. Poco oltre dei resti di un muro a secco o di una casa ci invitano sulla sinistra a lasciare il sentiero CAI. Sullo scollinamento vedremo un abitato privato ben curato. Nei pressi della casa il panorama è interessante poichè riusciremo a vedere il Zuc dal Bor (2195), il Chiavals (2098), Cima Alta di Gleris (2085) e Cima Est (2041), mentre verso sud intravederemo il Jovet Blanc (1939, Jof di Goliz (2182) e il Cimone (2379). Transitiamo sul prato verde superando la casa a sinistra (il sentiero qui non è visibile) per giungere ai ruderi di Mincigos Vecchia avvolti nella vegetazione. Si tratta di un paesino che è stato riallocato a Mincigos Nuova vicino Dogna, e che qui è rimasto completamente abbandonato all’abbraccio della natura che in pochi decenni si sta riappropriando di ciò che gli spetta.

MincigosALTM

Attraversato l’abitato fantasma ci inoltriamo nel bosco per circa 2 km. In un passaggio uno schianto ha reso il sentiero degno di attenzione per una esposizione, per il resto la traccia nel bosco è ben chiara. Quasi d’improvviso ci troveremo in una sorta di piccola piazzetta, e nascosta dietro di essa la postazione di guerra “Le Morosine” (circa 890 mslm).  Quella che a prima vista sembra una piazza in realtà era il basamento per un cannone di grosso calibro. La galleria, con la sua entrata ad arco lavorato quasi lussuosa per il contesto, è visitabile assumendosi qualche rischio, infatti dopo una decina di metri del materiale caduto negli anni rende superabile solo “aggobbendosi” per poter passare oltre. La galleria in realtà non è tale, ovvero non si va dal punto A al punto B, ma una volta entrati poi questa sfocia su più livelli dove erano posizionati (letteralmente sotto terra) elementi di artiglieria pesante, fortunatamente mai utilizzati a quanto ne sappiamo. Nel lato destro invece sono presenti dapprima una sorta di riservetta delle munizioni, mentre sul lato verso nord delle stanze probabilmente per la manutenzione dei manufatti bellici, oltre che le classiche postazioni di vedetta. Ovviamente oggi verso nord non si scorge nulla, visto che la vegetazione ha ripreso il suo territorio, invece durante il conflitto mondiale gli alberi erano stati abbondantemente abbattuti.

Per il ritorno si segue il medesimo tracciato. Consigliato come periodo la primavera o l’autunno inoltrato, poiché l’erba alta nei tratti del vecchio paese in estate è molto alta con il rischio zecche.

Ci sono 5 commenti, di la tua!

sezione commenti aperta al pubblico
  1. raffaello moradei
    #1 raffaello moradei 1 Febbraio, 2016, 18:07

    Ho trovato le fotografie dei cannoni di Micigos e delle loro munizioni! Erano armi da 149, probabilmente in ghisa, oltre a un mortaio su ruote, direi dello stesso calibro. Si vedono munizioni di due tipi: proiettili lunghi con spoletta posteriore e proiettili piu’ corti con spoletta anteriore. La data e’ 1918

    Rispondi a questo commento
    • Walter Tosolini
      Walter Tosolini Autore 1 Febbraio, 2016, 18:41

      La sotto le camere che ospitavano i cannoni sono davvero enormi e per giunta su più piani, sebbene (ovviamente) sfalsati. Da quello che ci è stato detto però Mincigos non è mai stata utilizzata, perché poi durante il conflitto hanno riposizionato i cannoni altrove.

      Rispondi a questo commento
      • Raffaello Moradei
        Raffaello Moradei 3 Aprile, 2016, 17:52

        Mi fa piacere che il sito sia “attivo”: l’archivio in cui mi sono imbattuto contiene una decine di fotografie scattae a Mincigos da un team al seguito dell’Esercito Austriaco, sceso dalla Sella Somdogna; e’ probabile che il forte non fosse a guarnigione piena ma era comunque armato ed equipaggiato.
        Con le foto di questo archivio mi piacerebbe fare una mostra fotografica, per cui non rivelo le fonti: ma in seguito e’ mia intenzione segnalarle alla Comunita’ locale quali testimonianze dell’epoca, in massima parte inedite per quanto ne sappia io.
        E Mincigos rappresenta solo una parte delle fotografie che ho trovato.

        Rispondi a questo commento
  2. RP
    #2 RP 2 Febbraio, 2016, 09:19

    Dal sito dell’Associazione XXX Ottobre (CAI – Trieste):
    Il forte delle “Morosine” rappresenta uno dei maggiori complessi sotterranei dedicati al posizionamento di artiglierie. Fa impressione esplorare il labirinto di caverne, riconoscere i siti delle polveriere ed affacciarsi alle feritoie delle bocche di fuoco. L’impianto si impernia in due gallerie. La principale dalla pianta elaborata ed estesa centinaia di metri, era progettata per schierare una batteria di medio calibro ed una batteria da montagna; quella di dimensioni minori ospitava invece le mitragliatrici che tenevano sotto tiro la sottostante Pontebbana (ferrovia e strada). Erano opere tanto incassate nel terreno da poter resistere alle più potenti granate del tempo, erano assistite da una batteria contraerea e rifornite da una comoda mulattiera e da una teleferica. I lavori ebbero inizio nel 1915 e continuarono nelle migliorie ed ampliamenti durante tutta la guerra. Durante l’avanzata austro-tedesca di Caporetto, la zona fu abbandonata dalla 360 Divisione di Fanteria in ottemperanza a ordini superiori: se così non fosse stato, probabilmente tale caposaldo sarebbe risultato imprendibile. I lavori dipendevano dal Genio della Zona Carnia, facente parte del XII Corpo d’Armata del Generale Lequio.

    Rispondi a questo commento

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.