Monte Guarda e Monte Plagne.

Monte Guarda e Monte Plagne.

di Aggiornato: 17 Luglio 2016 0 commenti

Indicazioni per il parcheggio.

Dalla statale Pontebbana poco prima di Resiutta si seguono le indicazioni sulla destra per Resia, Strada Provinciale 42. Si passa sotto la vecchia ferrovia e dopo qualche chilometro, appena passati sopra il ponte sul Fiume Resia, si gira a sinistra. Si prosegue addentrandosi nella Val Resia sino ad arrivare a Stolvizza. Entrati nel paese, in corrispondenza del Bar si gira subito a destra in via Udine, direzione Coritis. Si prosegue per circa mezzo chilometro sino ad arrivare un bivio per Ladina a sinistra e Coritis – Malga Coot a destra, dove andremo. Si prosegue per la strada sino a scendere sul Resia, dove si attraversa un ponte piuttosto stretto, per risalire fino all’abitato di Coritis, e si prosegue oltrepassandolo. Da qui in poi la strada sale decisa, con tornanti sempre più stretti sino ad arrivare a due tornanti parecchio pendenti con il fondo in cemento e sassi da fare con cautela (con fondo sdrucciolevole può essere consigliabile parcheggiare prima), qualche centinaio di metri oltre ci troveremo con un bivio, dove in ambedue le direzioni sono ben evidenti i cartelli di divieto di transito. Qui c’è ampio parcheggio ai lati della strada.

Escursione.

Dal parcheggio (1054) è ben evidente il cartello verso Malga Coot (1176). La strada inizia su una carrareccia cementata. Nel giro di qualche centinaio di metri si scavalla una collinetta per vedere Malga Coot. Alla base della malga alcune indicazioni, noi andiamo decisi a destra per seguire il sentiero CAI 741. Già da questa posizione vedremo dinnanzi a noi il Monte Guarda e verso sinistra, sotto un picco roccioso dovrebbe spiccare il rosso del Rifugio Costantini, seconda meta della giornata. Sorpassata la Malga, tenendola alla nostra sinistra, si comincia a salire sul prato quasi perpendicolari alle montagne che abbiamo attorno, per poi infilarsi nella parte boschiva. Nel bosco inizia di fatto la salita vera e propria, prima si volge verso destra in direzione del Monte Plagne, per poi girare verso sinistra e andare decisi verso il crinale del Guarda. Ad un certo punto si esce dalla parte boschiva trovandosi poco oltre con un bivio. A sinistra si va sul Guarda e destra sul Plagne. Noi prendiamo verso destra. Da qui si prosegue decisamente a Sud sul versante del Plagne. Saliamo fino a trovare un’altro bivio (non molto visibile), continuando a destra siamo vicinissimi al Monte Plagne (1663). Questo monte di fatto è un “panettone” erboso che non offre granché. Si torna indietro fino al bivio (andando dritti, ovvero la sinistra di quando siamo saliti) e da qui in poi si rimane in cresta. Con una spettacolare vista dal lato italiano come quello sloveno (di fatto la cresta segna il confine Italo – Sloveno) e con una serie di piccoli saliscendi si arriva alla vetta del Monte Guarda (1720). Ad est, nella valle, il paesino di Čezsoški, attraversato dall’Isonzo e più in fondo il paese di Čezsoca. Sullo sfondo i monti Sloveni di Polovnik e Javorscek. Verso sudovest, oltre il Plagne, potremo ammirare i Musi, il Briniza e il Monte Maggiore, verso sud il Matajur. Verso nord/nord-est, più vicini a noi il Baba piccola e Baba Grande che “coprono” il Canin.

MonteGuarda-altm

Dalla vetta del Guarda, si scende ripidamente in direzione nord; la discesa implica in verità una serie di saliscendi ripetuti, dove si andrà a perdere e riguadagnare 30-40 metri di dislivello, sino ad arrivare ad una piccola croce in memoria di Paolo Chinese sulla forca Predolina. Qui si gira verso sinistra e si segue il crinale. Di tutto il percorso, questa è la parte più difficile, sebbene a livello moderato. La roccia è friabile e il sentiero è leggermente esposto, per cui occorre prestare un minimo di attenzione (indicazione specifica a chi non è avvezzo all’escursionismo). Nel breve si riguadagna altezza, tanto da osservare distintamente la cima del Guarda dietro di noi, e poi perderne la vista dopo aver girato un paio di costoni. Sorpassato un orrido, ad una svolta ci troveremo dinnanzi chiaramente sullo sfondo il rosso fuoco del bivaccco. Si scende qualche metro in basso verso il rio Resia per risalire all’ultima fatica della giornata. Sotto l’enorme macigno del Mulaz, dall’aria non molto stabile e comunque imponente, visitiamo il Bivacco Franco Costantini (1679).

Dopo la piccola sosta, si ritorna per dove siamo venuti, sino ad arrivare al greto del rio Resia citato in precedenza, dove di fatto andremo a scendere (alla nostra destra) utilizzandone per buona parte il suo naturale percorso tra le rocce sino ad arrivare, dopo essersi inoltrati a tratti nei mughi o piccoli tratti boschivi, ad un attraversamento vero e proprio dove dall’altra parte si scorge un sentiero decisamente più erboso. Una piccola risalita nel sottobosco per poi spuntare dietro la Malga Berdo (1260). Qui vedremo vari cartelli, noi prendiamo il sentiero CAI 642 verso Malga Coot. Si scende per trovarsi nuovamente nel greto del Resia, lo attraversiamo e di nuovo entriamo nel sottobosco. Ad uno scollinamento ci troviamo ad una deviazione, senza indugio tenete la sinistra, sempre verso il bosco. Dopo una leggera salita, stiamo di fatto scollinando un piccolo declivio boscoso, si scende fino a sbucare in un ampia radura erbosa. E’ il prativo con il laghetto della Malga Coot i cui comignoli si paleseranno alla nostra destra. Dopo un piccolo scollinamento spunteremo proprio sul retro della Malga, per poi aggirarla e spuntare sul portico davanti. Scendendo sulla carrareccia ci troveremo sulla strada fatta all’andata, ovvero qualche tornante e saremo al parcheggio delle auto.

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