Dal monte Nische al monte Urazza

Dal monte Nische al monte Urazza

di Aggiornato: 1 Maggio 2017 0 commenti

Indicazioni per il parcheggio.

Per effettuare l’escursione come descritta abbiamo optato per l’utilizzo di due autovetture, di cui una viene parcheggiata un paio di chilometri sopra Uccea, nella valle del torrente omonimo, e l’altra nei prati sommitali di sella Carnizza.

Le vie di accesso sono due: dalla val Resia o risalendo l’alta valle del Torre e poi arrivando ad Uccea. Nel nostro caso siamo saliti da Tarcento per l’alta valle del Torre fino a Uccea, dove si gira a sinistra per salire verso sella Carnizza. Una prima auto è stata lasciata in corrispondenza di un piccolo spiazzo sulla sinistra, poco prima dell’arrivo del sentiero 732 sulla strada asfaltata. Con la seconda auto abbiamo continuato fino alla sella, dove si parcheggia senza problemi in vicinanza della partenza del sentiero 731.

Escursione.

Da sella Carnizza parte il sentiero CAI 731, che sale piacevolmente offrendo scorci sulle pareti nord del monte Zaiavor (ancora occupati da nevai residui) e sulla sottostante chiesetta di S.Anna fino ai ruderi di casera Nische, dove improvvisamente lo sguardo può spaziare sulla val Resia e sui principali rilievi oltre essa: spiccano il Cimone, il Montasio ed il Canin. Fin qui abbiamo guadagnato circa 300m. Ora inizia la lunga traversata sulla dorsale, con lievi saliscendi che ci porteranno a passare in sequenza i monti Nische, Stregone, Chila e raggiungere infine il monte Urazza. Il sentiero non passa mai per le cime, ma poco sotto; comunque tutte le vette sono raggiungibili con un po’ di percorso (non segnalato!) fuori sentiero.
Il tratto verso il Nische, piuttosto aperto ed assolato, ci offre splendide fiorture di orchidee selvatiche. Avvicinandosi allo Stregone si costeggia il bosco che ricopre i versanti verso la val Resia, mentre le pendici del Chila si percorrono perlopiù nel bosco. Finito di aggirare il piccolo monte si arriva ai ruderi di casera Chila, dove sono presenti alcuni faggi di notevoli dimensioni, e dove parte in discesa il sentiero 732 utilizzato per il rientro. Avendo ancora tempo e fiato a disposizione decidiamo di raggiungere il monte Urazza passando per il passo Pradolina, immerso negli abeti. Il bosco cambia da abete a faggio mentre si sale lungo la dorsale del monte Urazza; poco prima della cima la salita perde ripidezza e si esce su una larga traccia appena sotto il filo di cresta, che regala nuovamente i panorami verso nord che il bosco precedentemente celava. Continuando dopo poco conviene lasciare il sentiero e raggiungere direttamente il filo di cresta sommitale del monte, dal quale si gode di un magnifico panorama tutt’attorno. Osservando con attenzione ai piedi del monta Baba Grande si potrà individuare, visibilità permettendo, la macchia rossa del bivacco Costantini. Dal passo alla cima abbiamo effettuato un dislivello di poco meno di 200m. Si vede molto bene la panoramica traccia che continua verso il successivo e non lontanissimo monte Banera, ma per noi è ora di rientrare. Ritorniamo sul nostro percorso fino al passo Pradolina, ed invece di raggiungere i resti di casera Chila prendiamo in discesa nel bosco lungo la linea di massima pendenza, grosso modo in corrispondenza di una traccia riportata sulla carta Tabacco; sebbene non vi sia una traccia, il ripido percorso non risulta malagevole ed in breve interseca il sentiero 732 utilizzato d’ora in avanti per la discesa. Bisogna prestare attenzione alla discesa lungo questo sentiero. La traccia a volte è confusa e si consiglia di individuare i segnavia per proseguire in sicurezza; in alcuni tratti inoltre, perlopiù su zolle erbose, la pendenza è notevole. Il tratto corrispondente alla “puntinatura” sulla carta Tabacco (ovvero classificato come “difficile”) si ha in corrispondenza di due passaggi attraverso dei canali più rocciosi dove la traccia si fa sottile e vi è un po’ di esposizione. Non fosse per il sentiero di discesa, il percorso potrebbe essere tranquillamente classificato “E”. Superato questo tratto non vi sono altri pericoli, e si scende fino agli stavoli Taptomalicucon; da questi in breve si giunge alla strada asfaltata ed all’auto lasciata in precedenza.

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