Prevenzione contro il morso delle zecche.

Prevenzione contro il morso delle zecche.

di Pubblicato: 12 giugno 2016 Aggiornato: 10 ottobre 2016 2 commenti

Un argomento strettamente legato al nostro territorio che merita una certa attenzione è sicuramente quello delle zecche. Purtroppo una buona parte della nostra regione è stata colonizzata da questi parassiti. Sono simili ai ragni, tanto che appartengono al ramo degli aracnidi, ma di dimensioni decisamente minori. Non hanno dei predatori per cui di fatto l’espansione risulta inarrestabile. La loro presenza è riscontrabile a quote inferiori i 1500 metri di altezza, in abbondanza su ambienti umidi e ombreggiati come possono essere i boschi, specie se nella zona sono presenti rivoli d’acqua, ma le possiamo anche trovare ai margini dei sentieri. Il loro sistema di attacco consiste nello stare in attesa nella vegetazione, sono in grado di riconoscere la preda azionando sistemi di riconoscimento tattile, attraverso vibrazioni del terreno, della presenza di acido lattico, calore e anidride carbonica emessi dall’uomo.

Il loro stadio di crescita passa da uovo a larva, ninfa ed adulto, dove viene distinto in maschio e femmina.  Allo stadio di larva appare come un puntino, è dotata di tre zampe. Nella fase di ninfa le zampe diventano quattro ed è grande circa 1-1,5 mm, ovvero come una capocchia di spillo. Nella fase finale da adulto le zampe sono sempre quattro e la femmina può arrivare, a pasto completo, a poco meno di 1 centimetro. Il passaggio tra i vari stadi solitamente va da aprile a settembre, ma nel caso non vi siano le condizioni può entrare in una sorta di stasi che può anche durare anni in completo digiuno.

Per avanzare in questi stadi (eccetto quello di uovo) la zecca deve alimentarsi con del sangue, rimanendo attaccati all’ospite per mezzo di un rostro. Questa necessità le spinge ad attaccarsi agli animali ma anche all’uomo è può costituire un serio problema di salute, in alcuni casi mortale. Infatti la cosiddetta zecca dei boschi è la più pericolosa e può trasmettere diversi agenti infettivi, quali virus o batteri. In Friuli sono responsabili della malattia di Lyme (Borrelia) e il ben più pericoloso virus della meningoencefalite, più conosciuto come TBE. A peggiorare il quadro sono la difficoltà di riconoscere queste malattie poiché i sintomi sono variabili, ad esempio la cantante Avril Lavigne contrasse proprio la malattia di Lyme senza essersi accorta del morso di una zecca, affrontando cure completamente sballate.

Nel caso della TBE può portare (ed ha portato nella nostra regione) la morte, in altri casi a conseguenze permanenti e invalidanti. Senza una prevenzione non esiste una cura specifica, per cui è importantissimo vaccinarsi. Il vaccino in Regione Friuli Venezia Giulia per i residenti è gratuito e va richiesto agli ambulatori vaccinali della propria Azienda per i Servizi Sanitari. Questa si compone di quattro dosi, le prime due ravvicinate di qualche mese, una dopo un anno circa e poi dopo tre anni. Una prima consistente efficacia si ottiene dopo il secondo vaccino.

Qui vanno fatti dei distinguo, il morso della zecca non porta automaticamente la TBE o la Borrelia, è stimato che il 30% dei casi vengono veicolate malattie e solo l’1% è mortale. Tuttavia anche dopo aver fatto la vaccinazione preventiva è bene mantenere delle specifiche misure di sicurezza.

  1. Indossare pantaloni lunghi, meglio se con i calzettoni sopra di essi.
    (Aggiunta da parte dell’utnte Orma) Attenzione al formato dei pantaloni: evitare quelli con gambali staccabili tramite cerniera (oggi molto in voga) e quelli con tasche interne “a retino” o cmq bucherellate: le zecche penetrano molto facilmente attraverso qualsiasi apertura. I calzettoni non dovrebbero essere di lana, che risulta “permeabile” a questi artropodi. Un ulteriore livello di protezione può essere costiuito dall’indossare le ghette.
    In alternativa esistono pantaloni da trekking con specifici elastici a chiusura sulla caviglia. Le zecche possono scendere anche dagli alberi, per cui bisognerebbe indossare delle maglie a maniche lunghe… in estate ovviamente è improponibile.
  2. Utilizzare dei repellenti, in commercio ne esistono parecchi, solitamente come antizanzare. Sono più costosi delle media e nella confezione è indicato in modo chiaro il simbolo della zecca. Questi vanno applicati agli scarponi e sui pantaloni sino al ginocchio. E’ il caso di applicarlo anche sullo zaino e sulle spalle e sulle braccia se scoperte, oltre che la nuca. Esistono anche delle creme per la pelle repellenti a base di Picaridina o Toluamide. Nei Commenti un l’utente Orma propone: “Non ho mai usato repellenti o insetticidi, vista la loro scarsa efficacia. Sembra ad ogni odo che sia da preferire un insetticida (come ad es. la Permetrina) ad un repellente, con il quale cospargere tutti i vestiti che si indossano.
  3. Utilizzate materiale tecnico di colore scuro. Abbiamo notato che il materiale cosiddetto tecnico, ovvero generalmente plastico e di colore scuro attira di meno (vige una certa convinzione che il materiale chiaro possa essere riconosciuto come la pancia degli animali, notoriamente più chiara). In alcune pubblicazioni ho letto esattamente il contrario, che il colore chiaro non attira questi parassiti e rende più facile individuarli. Sulla seconda assunzione concordo, ma per la mia esperienza personale chi aveva abiti chiari si è ritrovato con le zecche, mentre chi aveva abiti neri non le aveva. Se avete indicazioni da fornirci a riguardo, i commenti qui sotto sono aperti a tutti.
  4. Non sedersi o sostare nell’erba alta, in particolare in escursioni dove la vegetazione è piuttosto folta e nei paraggi sono presenti rivoli d’acqua. La concentrazione potrebbe essere maggiore. Camminare sempre al centro del sentiero.
  5. Durante la sosta non lasciare lo zaino su cumuli di foglie, erba alta. Le zecche potrebbero salire e sostare per poi muoversi una volta indossato.
  6. Durante l’escursione controllarsi spesso per rimuovere eventuali zecche attaccate ai pantaloni che tentano di “scalarvi”.
  7. Al rientro spazzolarsi i vestiti, controllare zaino ed equipaggiamento (quindi ricordarsi di portare una spazzola in macchina). Controllare il corpo, meglio se con l’aiuto di qualcuno, in particolare su braccia, gambe, ombelico collo e testa. Una volta a casa effettuare una doccia, se avete scacciato delle zecche dagli abiti, meglio lavarli a 60° il prima possibile. Come suggerito dall’utente Orma: “Non entrate in auto con gli stessi vestiti dell’escursione ma spogliatevi e riponeteli in un sacco: chiudetelo e poi mettete tutto in lavatrice. Ispezionatevi anche il giorno successivo all’escursione.

Bene, se nonostante tutto vi siete beccati una zecca.. Innanzitutto se ci sono dubbi sulla certezza utilizzate una lente d’ingrandimento, oppure ancora meglio fotografatela. Già i moderni smartphone dispongono di ottiche che fungono da macro. Una foto ad alta risoluzione, e se andate in montagna la vostra macchina fotografica ha di sicuro la funzione macro, vi toglierà qualsiasi dubbio.

Se abbiamo avuto esito positivo dobbiamo levarla subito, il contagio aumenta con il tempo di esposizione. Non utilizzare lo spray citato in precedenza, quello serve prima e non dopo, non usate olii o alcool. Mettetevi dei guanti, il contagio può anche avvenire attraverso microlesioni della pelle delle mani. In commercio esistono svariati attrezzi simile a una miniforchetta a uncino oppure come una specie di estrattore. E’ possibile usare la classica pinzetta, ma personalmente lo consiglio solo come ultima soluzione.

rimozionezeccaSe avete forbici e una bottiglia di PET, potete tagliarla e formare una sorta di V. Lo scopo è quello di agganciare la base della zecca vicino alla pelle, dove il rostro ha perforato la cute, e con un movimento circolare, come se si stesse svitando una vite, applicando una forza costante e non brusca, riuscire a staccarla. Nel caso delle pinzette non effettuate movimenti circolari, ma tiratela sempre senza strappi e delicatamente. Lo scopo di essere delicati è quello di estrarre la zecca con il rostro, evitando che questo si spezzi rimanendo nella cute.

Una volta estratta disinfettare la zona colpita e neutralizzare, meglio se con il fuoco, la zecca. Da qua in poi si dovrà tenere d’occhio la zona interessata per individuare segni di infezione, ovvero arrossamento e sintomi influenzali. In quel caso è necessario consultare un medico fornendo tutte le indicazioni del merito (luogo, data e ora del morso).

Maggiori informazioni con il volantino della Regione Friuli Venezia Giulia.

 

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sezione commenti aperta al pubblico
  1. orma
    #1 orma 29 settembre, 2016, 15:40

    Riguardo alle misure di sicurezza osserverei che
    1. Attenzione al formato dei pantaloni: evitare quelli con gambali staccabili tramite cerniera (oggi molto in voga) e quelli con tasche interne “a retino” o cmq bucherellate: le zecche penetrano molto facilmente attraverso qualsiasi apertura. I calzettoni non dovrebbero essere di lana, che risulta “permeabile” a questi artropodi. Un ulteriore livello di protezione può essere costiuito dall’indossare le ghette.
    2. Non ho mai usato repellenti o insetticidi, vista la loro scarsa efficacia. Sembra ad ogni odo che sia da preferire un insetticida (come ad es. la Permetrina) ad un repellente, con il quale cospargere tutti i vestiti che si indossano.
    3. …“chi aveva abiti chiari si è ritrovato con le zecche, mentre chi aveva abiti neri non le aveva”… dove? sulla pelle o sugli abiti? …o più semplicemente su sfondo scuro non è riuscito a vederle? Difficile credere che le zecche abbiano preferenze di colore in quanto il loro attacco è puramente meccanico: tramite gli uncini che hanno sulle zampe che protendono in aria si attaccano dove capita.
    4. Ok
    5. Ok
    6. Ok
    7. Non entrate in auto con gli stessi vestiti dell’escursione ma spogliatevi e riponeteli in un sacco: chiudetelo e poi mettete tutto in lavatrice. Ispezionatevi anche il giorno successivo all’escursione.

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    • Walter Tosolini
      Walter Tosolini Autore 29 settembre, 2016, 15:57

      Grazie per precisazioni, le integro nel corpo dell’articolo.
      Circa il punto 3, sui vestiti. In particolare su una zona “pericolosa” come la val tramontina. Io avevo dei pantaloni chiari in tessuto semiacrilico, ovvero un 30% cotone 70 acrilico, il mio collega (se non sbaglio) goretex, ma colore scuro. Abbiamo controllato con molta attenzione, effettivamente lui non ne aveva nemmeno una, al contrario io ne avevo una dozzina. Sulla storia del colore in linea razionale concordo, salvo che in alcune pubblicazioni ufficiali, mi pare dell’ASS dell’Emilia Romagna, facevano questa distinzione, ma al contrario rispetto a quello che ci è successo (cioè nero attira, chiaro no). La stessa cosa mi è stata detta a voce da chi mi ha fatto il vaccino della TBE. La seconda ipotesi potrebbe essere il tessuto, il Goretex è più complicato come appiglio? oppure solo questione di casualità…

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