Monte Trecorni – Palantarinis – Brancot

Monte Trecorni – Palantarinis – Brancot

di Aggiornato: 10 ottobre 2016 0 commenti

Indicazioni per i parcheggi.

Uscita con due auto
Attenzione l’escursione qui descritta richiede l’utilizzo di due autovetture.

Questa escursione prevede l’utilizzo di due macchine. La prima sarà molto semplice, da Gemona sull’incrocio semaforico verso Cavazzo (vedi mappa), si gira proprio in direzione verso il lago. Attraversato il Tagliamento ci troveremo nell’abitato di Braulins, facciamo la rotonda e ci infiliamo dentro il paesello, in direzione della montagna che lo sovrasta. Cerchiamo Via Castello, che sebbene abbia più diramazioni, in direzione Nord troveremo una fontanella e un piccolo spiazzo dove ci stanno comodamente due vetture. Lasciamo qui la prima auto e da via Castello scendiamo sino ad incontrare la Strada Provinciale 36 (vedi mappa 2). Si gira a sinistra e andiamo a Bordano. All’abitato teniamo sempre la sinistra, sino ad uscire in direzione Sella Interneppo. Ignoriamo la strada che sale a destra sul Simeone, e poco dopo all’altezza di una curva si scorge a sinistra una stradina asfaltata con tanto di cartello CAI. Parcheggiamo sull’inizio della strada poiché sopra c’è un abitazione privata e non vi è spazio a sufficienza per un auto.

Escursione.

Si risalgono i cento metri di stradina asfaltata sino ad arrivare ad una abitazione privata. La strada continua oltre e sul muro di contenimento che costeggia la carrareccia ben in evidenza il segnavia CAI 837. Il segnavia sembra dare conforto a seguire la strada, e noi chiacchierando ci siamo fatti allettare dall’ampio sentiero carrabile. Mi era sembrato strano non vedere altri bolli bianco-rossi, ma la strada così ampia.. E ce la siamo fatta tutta, fino ad arrivare alla fine, uno sguardo al GPS per capire di aver preso una fregatura, sprecati 90 metri di dislivello… Tornati sul segnavia iniziale ci siamo accorti che invece il sentiero si infila in salita nel bosco, e dire che avevo anche studiato il percorso, quanto è facile perdersi in montagna!

Presa “la retta via” si sale subito decisi all’interno del bosco. L’inizio costeggia il ruscelletto e dall’altra parte a più riprese si vedono delle costruzioni di probabile origine militare, forse dei piccoli bunker / posto di guardia, o qualche manufatto per l’acqua, difficile stabilirlo da lontano. Visto il terreno difficile non era consigliabile prendere rischi.  La salita è decisa e costante, con una pendenza che va dal 20 al 50 % e mentre si sale dietro di noi si staglia il Monte Simeone e più in là, forse più visibile per la sua cima “militarizzata” il Monte Festa. Mentre alla nostra destra si intravede il Lago dei tre comuni.

Dopo circa un km e mezzo abbiamo raggiunto la prima meta, il Monte Naruint (938 mt), arrivati a questo punto ci saremmo aspettati una piccola salita verso il Tre Corni, ed invece scavallata la cima si riusciva a vedere la sequenza dei monti che intendiamo fare oggi, ma la vera sorpresa erano le forche che interessavano l’uno dall’altro. Francamente in tre di noi guardando la tabacco non abbiamo compreso che ci fossero dei saliscendi così marcati, eravamo convinti di fare una bella passeggiata autunnale in cresta. Così da 938 mt siamo scesi a 876 nel giro di una cinquantina di metri lineari, per poi farci una bella salita e guadagnare la cima del Tre Corni (1048 mt).

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Siccome siamo vicini ad ora di pranzo ma la fame non si fa ancora sentire, e la cima del Tre Corni non sembra essere molto appagante, decidiamo di puntare al Palantarinis, ci re-infiliamo nel bosco e affrontiamo una serie di saliscendi, passando anche vicino ad uno strapiombo piuttosto spettacolare. La vista comunque appaga, tutt’intorno si può godere del panorama, un ultimo strappo in salita e si guadagna la cima del Palantarinis (1049 mt) nonché la parte più alta della giornata. Qui potremo vedere una sorta di Totem di pietra, e poco vicino ad un alberello la classica cassetta per il libro di vetta.

Non si può non “sentire” il rumore delle auto che arriva dal basso, quasi impressionante. Infatti da un lato abbiamo la Pontebbana, dall’altro l’autostrada.

Dopo la sosta pranzo andiamo a guadagnare la terza (o quarta se consideriamo il Naruint) cima della giornata. Dopo poco che si siamo partiti ennesima discesa, fino a quota 970 per poi risalire a 1018. Il Brancot per un attimo ci ha fatto temere ad una fregatura. Infatti il GPS, ma anche visivamente, mostra una cima completamente boschiva. In effetti è così, ma una croce di vetta di “convenienza” è posta poco più in la sulla splendida vista verso il gemonese e la valle del Tagliamento, che nel momento del nostro passaggio con la luce calante luccica d’argento.

Dalla croce del Brancot inizia una lunghissima discesa.  Dopo poco troveremo una sorta di bivio, con un cartello MBR in legno, tenete la destra poiché a sinistra è un anellino che riporta alla cima.

Abbiamo fatto bene a scegliere di partire da Interneppo e non il contrario. Infatti la salita verso i tre Corni era piuttosto viscida in alcuni punti, anche perché in autunno è praticamente sempre in ombra. Viceversa la discesa verso Braulins è in battuta di sole e offre un fondo più secco e sicuro. Per contro qui alcuni tratti sono calcarei e piuttosto scoscesi (con punte frequenti di pendenza oltre il 50%)  per cui sconsigliamo vivamente di venirci subito dopo un periodo piovoso.

I segnavia da questo lato sono fatti in ferro battuto con le scritte delle destinazioni (purtroppo in foto non rendono un granché) molto caratteristici. Si vede che da parte dell’amministrazione c’è una certa attenzione per il turismo montano.  Man mano che ci si avvicina al paese il fondo è sempre più curato con tanto di scalinate in pietra che ci facilitano la discesa. Dopo un lungo tratto ci troveremo appunto dinnanzi al primo segnavia in ferro battuto, teniamo la sinistra, e dopo circa 5-600 metri un nuovo bivio con una Madonnina dove terremo la destra. Ad ogni modo i cartelli sono chiari. Altri cento metri ed un nuovo bivio. Qui se si va a sinistra si scende aggirando il costone dove sul fondo è presente la Chiesetta di San Michele dei Pagani, mentre a destra si accorcia verso la palestra di Roccia. Noi abbiamo scelto di accorciare e nel breve (50-60 metri) tra la vegetazione si vedrà la citata Palestra. Poco più in là una piccola grotta e sotto il sentierino per raggiungerla, noi tiriamo dritti per il sentiero ampiamente battuto, fino a trovare prima una sorta di scolo delle acque e poi  una fontana.

Altri venti metri e troviamo il sentiero che “torna” nel caso avessimo preso a sinistra sul costone. Qualche metro più avanti i ruderi del castello di Bragolino che si affacciano proprio sul sentiero.  Siamo arrivati, giusto qualche decina di metri e spuntiamo proprio sopra il parcheggio dove abbiamo lasciato la prima auto.

Alla fine della giornata abbiamo collezionato 1000 metri, francamente ci aspettavamo una uscita semplice, ovvero guadagnata la prima cima doveva essere più o meno in vetta, ed invece tra saliscendi e l’errore iniziale si è tradotto in un impegno fisico inatteso ma piacevole.

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