Sulla Costa di Paladin

Sulla Costa di Paladin

Indicazioni per il parcheggio.

Da Tramonti di Sopra (o dalla Carnia) raggiungere il passo di monte Rest sulla SR552; la salita dal versante pordenonese presenta una trentina di tornanti, ma la strada risulta comoda e non particolarmente ripida. Poco oltre la chiesetta alpina posta sul passo si stacca a sinistra una strada forestale con un grande cartello della regione recante la scritta Foresta Monte Rest; appena oltre una sbarra (tecnicamente siamo appena oltre il divieto di transito) c’è un piccolo spiazzo in cui si può parcheggiare comodamente.

Escursione.

Dal parcheggio ci si avvia lungo la strada forestale che si sviluppa nella faggetta. Dopo poco più di un chilometro abbiamo alla nostra sinistra il ricovero forestale Casera Feletta, che in autunno si intravede poco sopra di noi nel bosco. Poco oltre la strada presenta dei tornanti: attenzione alla traccia che parte nel bosco, a sinistra, appena dopo il quarto tornante; la traccia non è molto visibile ma c’è un utile freccia con scritta rossa per casera Fors su un bel faggio (rispetto alla carta Tabacco in mio possesso la traccia parte un po’ prima di quanti indicato sulla carta). Il sentiero si sviluppa nella faggetta e richiede una certa attenzione ai segnavia perchè la traccia contrappone tratti in cui appare chiaramente la vecchia mulattiera ad altri non evidenti. Guadagnati circa 200m di quota appare il bel ripiano prativo disseminato di doline che ospita i ruderi della Casera Fors. Il panorama già qui è meritevole: dinnanzi ci appare la Costa del Paladin che tra poco andremmo a percorrere, ma la vista spazia sul Cimon di Agar, i monti delle valli Settimana e Cimoliana, il Bivera, il Tinisa. Volendo limitarsi ad una escursione pomeridiana si pùo continuare sulla mulattiera che passa davanti ai ruderi della casera e, scendendo per circa un chilometro nel bosco, ritrovarsi sulla strada forestale che riporta al parcheggio (stimati circa 8km totali). Per la cima invece si procede sulle tracce che si dipartono dietro i resti della casera, prima alzandosi verso la cresta, poi mirando grosso modo alla cima più alta. Da qui fino alla cresta bisogna avere la massima attenzione! A parte qualche resto di segnavia (classici, ma anche bianco/azzurri e bolli rossi) ci si deve muovere su tracce non segnate, a tratti evidenti ed a tratti assenti; nelle stagioni calde, con il sottobosco fortemente vegetato, potrebbe essere un problema capire come muoversi. Si arriva una prima volta sul crinale (quota 1514m della Tabacco), ma la cresta non si presenta percorribile, per cui il sentiero riporta nel bosco per un breve traverso dopodichè un ultimo strappo ci porta finalmente sul fil di cresta. Sulla cresta si dimenticano subito difficoltà e dubbi dei tratti percorsi! Una evidente traccia percorre grosso modo tutta la sommità del crinale, che risulta pulito, panoramico e piacevole. Non distrarsi troppo perchè qualche tratto risulta esposto su ripidi pendii erbosi che scendono alla nostra sinistra verso la sottostante val Viellia. Dopo meno di un chilometro di aerea cresta si giunge sulla cima, contrassegnata da un piloncino di cemento e da un vecchio bollino topografico dell’IGM. La cima è molto panoramica, ed oltre ad offrire una bella visuale sulla cresta già percorsa e su tutto il tratto ancora da fare, permette di ammirare ancora meglio i monti prima citati ed altri ancora: uno spicchio di pianura col mare, le Giulie, e lontane vette delle Dolomiti venete. Ora si può decidere se rientrare per il percorso di andata o continuare sulla bella cresta fino alla Forca del Mugnol (percorso non effettuato; si stima un allungamento del percorso di circa 4km con un aggravio di 100m alla salita totale). Nel mio caso, dovendo rientrare a valle presto, ho tentato una scorciatoia cercando di intersecare una vecchia traccia senza segnavia, riportata sulla mia carta Tabacco, che pareva iniziare poco dopo la discesa dalla cima. Non riporterò la descrizione di questo percorso (per inciso, della traccia non v’è traccia!) in quanto ci si muove su terreno selvaggio assolutamente non escursionistico. Sconsiglio di percorrere questo tratto!

Note.

Un percorso che si affronta meglio in autunno (anche se qualche tratto presenta lettiera scivolosa, la vegetazione del sottobosco risulta minima ed il percorso più evidente); consigliatissimo il GPS con percorso precaricato in quanto ci si muove su tracce con pochi o nessun segnavia, così come il punto in cui si giunge in cresta deve essere corretto.  
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