Monte Ciaurlec e Casera Tamer

Monte Ciaurlec e Casera Tamer

di Pubblicato: 17 gennaio 2016 Aggiornato: 14 agosto 2016 0 commenti

Indicazioni per il parcheggio.

Dalla SR464 si giunge a Sequals se venite da Pordenone, oppure attraverso la provinciale 34 se venite dalla zona di Udine. Sorpassato l’abitato di Sequals ci si dirige verso Meduno attraverso la SR552. Entrati all’abitato si arriva fino al centro, passando sulla destra Municipio e il distributore di Benzina, sino ad arrivare ad una strettoia tra le case dove all’uscita ci troviamo sulla destra quasi ad un bivio. Sulla sinistra poco più avanti a noi la Chiesa di Meduno. Noi inforchiamo la strada a destra (indicazioni stradali per Borgo Cilia, Borgo del Bianco, Borgo Valle e Borgo San Martino). Proseguiamo per diversi km in via Mancini, al primo bivio teniamo la destra (indicazioni stradali Campone – Borgo Cilia). Al secondo bivio teniamo la sinistra (indicazioni stradali verso Campone – Cappella alpina). Si prosegue ancora per qualche chilometro sino ad incontrare la cappella degli Alpini. Imbocchiamo al bivio la strada di destra sino ad incrociare, dopo 150 metri, sulla sinistra una specie di museo, credo collegato a quello Alpino. Continuiamo sulla strada, ora senza barriere e più stretta sino ad incontrare un bivio, teniamo la destra fino a risalire al cancello. A fianco di quest’ultimo ampio parcheggio per 2-3 vetture. Se il cancello è aperto è possibile anche proseguire oltre, sino al termine della strada asfaltata, guadagnando altri 150 metri di dislivello.

Escursione.

Dal cancello (927 mt) che porta alla casera  si prende la strada asfaltata risalendo sino a passare Malga Valinis sulla sinistra. Si sale ancora sino ad arrivare al termine del tratto asfaltato, ovvero sino a vedere le panchine poco sopra, a quel punto si prende la stradina alla sinistra che porta verso una struttura  di pannelli riflettenti per i radiosegnali. A destra si va verso il monte Valinis, mentre noi andremo ad esplorare la parte sinistra. Nei pressi della struttura metallica ci sarà una porticina che ci permetterà di passare la recinzione che altrimenti ci ostacolerebbe il passaggio. Siamo nei pressi di Casera Valinis (967 mt), infatti dovremo passargli giusto davanti. Dalla casera puntiamo nella radura che si staglia verso nord per infilarci nel tracciato boschivo. Qui dovremo vedere i segnavia CAI 819.

La prima parte del tratto boschivo è un sali scendi continuo, dove il sentiero gira un po’ a zig-zag. Qualche centinaio di metri più avanti, dopo aver scollinato delle rocce che si costeggiano sulla sinistra il sentiero, scorgeremo una recinzione metallica che seguirà il tracciato per un po’. Qui inizia la salita, anche se non in modo preminente, intervallata da piccoli sali scendi. Siamo sempre nel sottobosco. Complici altre tracce sul terreno che possono indurci in errore circa il percorso da compiere, dovremo prestare un po’ di attenzione al bianco rosso sugli alberi o sui sassi, questi sono un po’ sbiaditi e vanno “cercati con gli occhi“. Al mio passaggio ho trovato qualche centimetro di neve sul fondo e il vento che soffiava forte, ma complici le strutture rocciose ai lati del percorso, che faranno un po’ tratto caratteristico di questa escursione, il vento non riesce ad insinuarsi sul suolo, per cui la passeggiata è anche piacevole. Dopo una salita più decisa delle altre, dove un segnavia CAI con una freccia indica di girare a destra, si scollina in una sorta di piccolo anfiteatro naturale. Siamo giunti nei pressi del Dosso Paladin, sebbene noi passiamo di fatto molto più in basso rispetto ai suoi 1109 metri.

A parte questo sprazzo di cielo concesso da questa piccola radura, rientriamo nel bosco e continuiamo a salire, con piccoli intervalli di salita e discesa non preminenti qua e la, fino ad uscire in un pianoro dove in lontananza si vedono delle curiose formazioni rocciose a forma di torrione. Siamo geograficamente molto vicini alla prima meta, ma dobbiamo continuare a seguire il sentiero allontanandoci per il momento. Proseguiamo sino ad incontrare un cartello con una serie di indicazioni. Sulla nostra destra, su una roccia più alta rispetto all’erba mostra i classici bolli bianco rossi. Ci infiliamo quindi sul sentiero di destra e dopo un sali scendi arriveremo ai piedi di un “panettone” erboso. Vi consiglio di salirci sopra per effettuare le foto panoramiche sulla pianura friulana, perché la nostra meta sarà avara sotto questo punto di vista.

Torniamo sui nostri passi e riprendiamo verso Sud il percorso che avevamo lasciato per la collinetta, alla diramazione (qui ci sono molte tracce) teniamo quella più a destra. Purtroppo la segnaletica in questo punto è carente. Ci infiliamo nel bosco per circa 50 metri scarsi, sino a trovarci davanti ad una formazione rocciosa, simile a quelle già viste in precedenza. Bisogna salire sopra con un minimo di acrobazia. Occorre prestare attenzione ai metri successivi, perché con la neve e ghiaccio e con le rocce che presentano delle fenditure profonde possono rivelarsi insidiose. Saltellando qua e la sulla roccia vedremo la croce di vetta, aggiriamo il masso sommitale e scopriremo che è presente anche il libro di vetta. Come detto poc’anzi, il Monte Ciaurlec (1145 mt) è una roccia coperta dalla vegetazione, per cui di fatto non si vede nulla a livello di panorama. E’ quindi probabile che la sosta sia alquanto breve.

Torniamo indietro e a ritroso torniamo sino alle tabelle CAI, qui giriamo a destra (ovvero dritti quando siamo venuti qui la prima volta) e dopo una “S” vedremo un’altra tabella CAI, e sulla sinistra ben evidente la Casera Tamer (1115 mt) che ci ospiterà per la sosta pranzo. Si tratta di una vecchia casera, in parte ristrutturata, in parte fatiscente.

Per il ritorno si utilizzerà il medesimo sentiero da cui siamo venuti. Come per l’andata sarà necessario di quando in quando aguzzare la vista in cerca del bianco rosso. Ad ogni modo la zona è parecchio frequentata, per cui è probabile che con il manto nevoso vedrete le tracce di chi vi avrà preceduto.

Questa escursione è consigliata non con neve abbondante, che tuttavia per chi ha il fisico e l’allenamento è decisamente alla portata, ma piuttosto dopo il disgelo oppure come in questo avaro (nivologicamente parlando) inverno 2015-2016 con si e no 2-3 centimetri. In ogni caso è meglio essere muniti di antiscivolo nel caso nemmeno troppo remoto si trovi del ghiaccio sul fondo.

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